Scalo Rogoredo

Location: Milano, Italia

Anno: 2020

Stato: Concorso

Cliente: Confcooperative con Fondosviluppo S.p.A e FS Sistemi Urbani

Collaboratori:  Arch. Camilla Testa

Lo scalo di Rogoredo ha lasciato un grande vuoto all’interno del tessuto della città, offrendo l’opportunità per una progettazione più sostenibile. Da una parte abbiamo la necessità di una sostenibilità ambientale, che ci impone di intraprendere scelte progettuali che possano limitare gli effetti del cambiamento climatico, dall’altra parte una sostenibilità sociale, che deve essere perseguita attraverso tipologie innovative di abitare comune. Per questo motivo la proposta progettuale cerca di coniugare questi due aspetti, riducendo notevolmente il consumo di suolo, a favore di ampi spazi verdi, grazie alla scelta di unire l’intera slp in un unico edificio. Ridurre il consumo di suolo significa liberare spazio per la creazione di aree a verde, che possono essere utilizzate dall’intero quartiere, trasformando notevolmente la qualità dell’abitare. Milano è infatti una delle città italiane con il più basso rapporto di mq di verde pubblico per abitante e non regge il confronto neanche con le principali capitali europee; per questo motivo un grande parco all’interno di un’area a connotazione principalmente industriale permette di trasformarne la fruibilità e la qualità ambientale. Progettare lo spazio aperto pubblico è un cardine fondamentale per la riqualificazione della città, perché è il luogo delle relazioni sociali. Spazi aperti di qualità garantiscono una percezione di sicurezza e offrono terreno per relazioni interculturali.

Attraverso una reinterpretazione della tipologia della corte la proposta riunisce in un unico edificio l’intera slp richiesta, concentrando le diverse tipologie di residenze sociali intorno ad uno spazio centrale. Con la riscoperta della corte, si mette al centro l’importanza delle relazioni sociali e dell’abitare comune. Questa tipologia, tipica della tradizione milanese e lombarda, è simbolo di accoglienza e condivisione, e una sua rilettura in chiave contemporanea permette di riscoprire la necessità di coltivare la socialità. Lo spazio centrale non viene pensato come recinto chiuso ma come luogo aperto alla città: si crea uno spazio semipubblico, più protetto dall’esterno, ma aperto al quartiere e in connessione con la piazza pubblica e il parco. La corte è un luogo da scoprire, in cui sono raccolte attività commerciali e servizi di quartiere, dove gli spazi pubblici si fondono con le connessioni agli spazi privati. La relazione fra casa e urbanità, attraverso la dotazione di servizi in prossimità della residenza, è infatti una delle basi della qualità dell’abitare.

Il progetto propone anche una diversa articolazione degli spazi aperti: le proporzioni del modulor hanno permesso di organizzare una successione di spazi con differenti caratteristiche, dallo spazio più raccolto della corte, a quello più aperto della piazza antistante, passando per varie tipologie di parco.